La chiesa di Santa Giusta va annoverata fra le più antiche di Tufillo.
Alcuni documenti ne attestano l’esistenza a partire dal XIV secolo. Nel corso del tempo, però, l’edificio ha subito notevoli trasformazioni, la più radicale delle quali – come testimonia la data incisa sull’architrave del portale – risale al 1758. Intorno alla metà del Settecento, Tufillo assistette ad una vera e propria rivoluzione urbanistica, di cui restano le più interessanti testimonianze nei pressi dell’attuale Piazza Marconi, l’antico quartiere Piazza, che sorge sul punto più elevato del vecchio nucleo urbano. Il Palazzo marchesale dei Bassano di Tufillo, uno degli esempi più rappresentativi di quel rinnovato fervore edilizio, risale appunto al 1755. La data, ben incisa sulla chiave di volta dell’ingresso principale, non lascia spazio a dubbi. Un altro esempio è la facciata della chiesa di Santa Giusta e Maria, edificata nelle forme attuali nel 1758, con ogni probabilità dai marchesi Bassano di Tufillo, ma sicuramente da loro utilizzata come cappella palatina. Un corridoio unisce ancora oggi il palazzo alla chiesa in corrispondenza di un coretto, dal quale i marchesi, al riparo della plebe, assistevano alle sacre funzioni. Attualmente esso funge da supporto alle canne dell’organo e non è più collegato al corridoio annesso al palazzo. Quando Don Carlo Bassano di Vasto prese formalmente possesso della terra di Tufilli, il 14 gennaio 1655, il suo sguardo dovette imbattersi in edifici di ben altro aspetto e dimensioni. Infatti, se fra Serafino Razzi, nella sua visita a Tufillo del il 29 aprile 1577, descrisse “questa Terra assai civile, con bella chiesa et horologio”[1]; Giovanni Scarapiello, erario dell’illustre Barone Carlo Maria Bassano, ancora nel 1742, faceva registrare sul Catasto onciario dell’unità della terra di Tufillo una “casa palazziata di più membri, … mezza diruta.” La chiesa di Santa Giusta, modesta nelle dimensioni, era assai bella nelle forme. Mentre il palazzo seppur grande non appariva assolutamente adeguato allo status baronale, quindi si provvide a restaurarlo. Oggi, un osservatore attento nota subito il diverso stile architettonico del portale rispetto a quello delle facciate della chiesa e del palazzo. Se queste, nel loro complesso, rimandano chiaramente allo stile tardo barocco settecentesco, il portale mostra tutte le caratteristiche del passaggio dal romanico al gotico, ovvero rimanda a forme architettoniche molto più antiche, presenti in Europa a partire dalla fine del XI secolo. Come si spiega tale contrasto? È ragionevole supporre che l’attuale portale appartenesse alla chiesa preesistente, quella descritta da fra Serafino Razzi. Comparando le caratteristiche del portale di Santa Giusta con quelle riscontrate nelle numerose chiese dei paesi del circondario risalenti al XIII-XIV secolo, conservatesi nelle loro forme originarie, essa alla metà del XVIII secolo si sarebbe dovuta presentare come un edificio ad unica navata, quindi troppo piccolo per essere adibito a cappella di palazzo; perciò venne demolita e ricostruita di sana pianta fra il 1755 ed il 1758. Il portale però, ritenuto degno di essere conservato, venne conservato com’era, anche se ricostruito con qualche piccola difformità in alcuni dettagli delle parti perimetrali. Sono ben visibili infatti: la posizione stravagante di alcuni conci ai lati della gradinata d’ingresso, l’architrave di materiale discordante e lo spazio improprio riscontrabile nel punto di tangenza del sesto acuto dell’arco con la cornice del portale. Tale ipotesi è ben supportata dall’iscrizione scolpita sull’architrave: “TUS FECIT MAGISTER LUCAS D TUFILL / STAURATUM A. DOM. MDCCLVIII”. Mastro Luca da Tufillo fu l’artefice del portale antico, risalente al XIII-XIV secolo. Il monolite calcareo sul quale è inciso il suo nome, invece, è di materiale palesemente diverso da quello usato nella strombatura e nelle restanti parti della facciata; la sua conformazione testimonia la provenienza da una cava non lontana dal paese e sfruttata largamente soltanto intorno alla metà del 1700. Mastro Luca, quindi, è da ritenere l’artefice del portale dell’antica chiesa di Santa Giusta, quella citata nelle visite di fra Serafino Razzi, mentre poco si sa dell’architetto settecentesco. Infine, non si può non rilevare la somiglianza del portale di Santa Giusta di Tufillo con quello della chiesa diruta di San Pietro di Vasto. Anche se con diverse e notevoli varianti di dettaglio, l’impianto architettonico complessivo è quasi sovrapponibile. Tale circostanza potrebbe indurre a supporre che sia esistita, almeno a livello di apprendistato o di bottega, una qualche relazione fra Mastro Luca di Tufillo e Ruggero da Fragenis, autore nel 1293 del portale di San Giuseppe a Vasto e, secondo alcuni, artefice anche di quello di San Pietro. [1] Padre Serafino Razzi, Viaggio in Abruzzo,
